FAQ - Risposte a domande frequenti

CONSIDERAZIONI SULL'USO DEI DUE APPROCCI DIAGNOSTICI: RICERCA DEL VIRUS (TAMPONE) E TEST SIEROLOGICI

I due sistemi diagnostici, oltre a fornire conoscenze diverse, complementari ma non intercambiabili, hanno procedure e costi notevolmente diversi. Sarebbe bene che fossero entrambi a carico del S.S.N., ma così non è. I tamponi ancora oggi vengono centellinati sul territorio ed è possibile farli solo in poche strutture di riferimento. Sui test sierologici, fino a ieri, sono andate avanti discussioni discordanti nel mondo scientifico, tra chi li ritiene indispensabili e chi ne mette in dubbio la loro precisione o persino la fondatezza della risposta anticorpale. Noi abbiamo verificato l’assoluta attendibilità e sovrapponibilità alle evidenze offerte dai tamponi. Riteniamo i test sierologici per anticorpi uno strumento efficacissimo e prioritario rispetto ad altri sistemi diagnostici.

Avevamo ragione, lo sapevamo, adesso è pubblico. La risposta immunitaria c’è.

È del 30 aprile 2020 la notizia scientifica pubblicata sulla rivista Nature Medicine sulla certezza della risposta immunitaria verso SARS-CoV-2, il Coronavirus causa del COVID-19. Finalmente! Lo sosteniamo dall’inizio della pandemia, abbiamo impostato il nostro Progetto su questo aspetto, ci siamo interrogati per due mesi sullo scarso rilievo posto dalle commissioni tecniche sulla questione, abbiamo cercato senza risultato di muovere le Istituzioni e infine i Media, ci siamo chiesti quale poteva essere la strada più efficace per guardare alla ripresa del paese, il percorso più utile alle comunità per tornare al lavoro, salvaguardando le categorie più esposte e difendere la nostra salute.

I test sierologici sono indispensabili, ma solo se misurano IgM e IgG. Noi lo facciamo già da tempo, raccogliamo i dati, facciamo lo screening della popolazione che testiamo. In attesa che lo faccia il sistema pubblico, lo stiamo facendo noi, nel nostro piccolo, pur lavorando nel privato e con le nostre uniche forze, orgogliosi dei risultati che stiamo ottenendo.

Se il S.S.N. non se ne assume gli oneri, noi li proponiamo al minor costo per noi sostenibile, offrendo tutta la nostra competenza clinica e diagnostica acquisita in anni di ricerca in campo immunologico ed allergologico.

La sintesi del nostro lavoro è racchiusa in queste poche righe. Se vogliamo ri-programmare il paese sotto ogni punto di vista, in attesa del vaccino, dobbiamo sapere quale porzione di popolazione può gradualmente tornare ad esporsi per garantire a sé e agli altri una vita “normale”. I test sierologici servono a questo: se risultiamo negativi, dobbiamo proteggerci ancora, mascherine, guanti, distanziamento fisico, precauzioni infinite, perché il virus circola ancora e chissà fino a quando; se abbiamo le IgM siamo potenzialmente infetti, dobbiamo isolarci per 2-3 settimane o forse più, e aspettare la sieroconversione delle IgM in IgG; se abbiamo le IgG alte e abbiamo fatto il tampone di verifica, siamo immuni, possiamo aprirci ad un ritorno alla vita “normale”. Il paese riparte da noi.


Che cosa si rileva con il test rapido?
Viene determinata la presenza delle Immunoglobuline M (IgM) e delle Immunoglobuline G (IgG) specifiche per SARS-CoV-19, il Coronavirus causa del COVID-19.
Le Immunoglobuline sono chiamate anche anticorpi. Gli anticorpi ci forniscono la difesa verso gli agenti patogeni (virus, batteri, parassiti).
Le IgM sono i primi anticorpi a comparire durante un’infezione e scompaiono dopo alcune settimane.
Le IgG compaiono dopo 1-3 settimane dall’inizio dell’infezione e rimangono in genere stabili nel tempo conferendo la protezione.
Queste caratteristiche, pur presenti in altre malattie infettive virali (es. mononucleosi, morbillo, rosolia) o dopo le vaccinazioni, sono in via di definizione nel COVID-19, soprattutto l’insorgenza e la loro persistenza nel tempo. È del 30 aprile 2020 la pubblicazione scientifica sulla rivista Nature Medicine che definisce l’andamento degli anticorpi.
Ci sono altri modi per rilevare gli anticorpi?
Esistono dei test che si effettuano nei laboratori utilizzando un prelievo venoso. Questi test hanno nomi diversi a seconda della metodica (es. CLIA, ELISA). Gli studi comparativi tra test rapidi e gli altri non hanno evidenziato differenze se si considerano le risposte qualitative (positivo/negativo) mentre hanno una differenza nel quantificare gli anticorpi. Con i test rapidi non sarebbe possibile, ma con la nostra App abbiamo trasformato le bande del test da qualitative (si/no) a semiquantitative (espresse in valore numerico).
Quanto è affidabile il test rapido?
Gli studi finora pubblicati e anche la nostra esperienza di uso dimostrano che sono molto affidabili, sia se confrontati con la diagnostica per le ricerca del virus (tamponi) sia confrontando diversi tipi di test.
Che differenza c'è tra test rapido e tampone?
Il tampone naso-faringeo permette la ricerca diretta del virus e dà quindi una idea esatta dello stato infettivo di un soggetto in quel momento. Il tampone si negativizza nel tempo e permette di definire il soggetto come non più infettivo. Il limite maggiore dei tamponi sono i falsi negativi.
Il test rapido, in presenza di IgM positive, può dare un’idea indiretta della presenza del virus, ma può svelare l’esposizione al virus in assenza di sintomatologia.
I due test andrebbero usati in modo complementare e in successione, lasciando al test rapido per gli anticorpi il rilievo dell’esposizione e il raggiungimento di uno stato di protezione immunitaria e al tampone la decisione sulla fine dell’infezione.
Che differenza c’è con il test sul sangue eseguito con un prelievo?
In pratica nessuna perchè entrambi rilevano la presenza di IgM e IgG, entrambi importanti per definire il profilo immunologico del singolo soggetto.
Il test rapido effettuato con sangue capillare prelevato dal polpastrello ha il carattere della facilità e rapidità e può essere fatto in autonomia senza recarsi in un laboratorio di analisi, pur prevedendo la supervisione per la lettura e l’interpretazione.
La presenza degli anticorpi IgG mi dà una patente di immunità?
Fino a che permane la presenza delle IgM da sole o in contemporanea con le IgG non è possibile ritenerci fuori dallo stato di infettività, anche se asintomatico. La sola presenza delle IgG invece conferirebbe una protezione dal Coronavirus come è sempre avvenuto fino ad oggi in campo immunologico/virologico. Sarà opportuno ripetere il test nei mesi successivi per essere sicuri di avere avuto una risposta anticorpale stabile.
Se risulto positivo al test devo stare in quarantena? Se sì, per quanto tempo?
Bisogna stabilire cosa significa risultare positivo al test, perché i parametri da controllare sono due, IgM e IgG. Risultare positivi per gli anticorpi IgM significa avere l’infezione in corso. La quarantena in questo caso è doverosa. Se si coabita con altre persone, occorre quanto più possibile evitare di entrare in contatto con loro per non trasmettere il contagio (distanziamento domiciliare). La quarantena dura indicativamente 14 giorni, ma l’esperienza di molti casi ha dimostrato che la comparsa delle IgG “protettive” avviene anche dopo 3 o 4 settimane. Non si potrà uscire dalla quarantena fino a che non avremo le IgG stabili e il tampone negativo.
Devo comunicare il risultato del test al mio medico di famiglia?
Sicuramente sì. Il Medico di Base e il Pediatra di Famiglia registrano costantemente tutti i dati clinici e diagnostici di ognuno di noi, e ovviamente aggiungono consigli utili su come comportarsi.
Devo comunicare il risultato del test alla ASL/ATS?
Le comunicazioni alle strutture sanitarie locali vengono fatte dal Medico di Famiglia o dal Pediatra di Base.
Si attiva una segnalazione ufficiale da parte vostra?
No. Alcune Regioni stanno integrando l’attività diagnostica dei privati nell’ambito dei programmi di monitoraggio dell’epidemia. Saremo molto disponibili a fare altrettanto con i nostri dati che rimarranno comunque anonimi.
Se risulto positivo al test rapido devo chiedere di fare il tampone?
Consigliamo sempre l’esecuzione del tampone per la ricerca del Coronavirus nei soggetti che risultano positivi per uno o entrambi gli anticorpi.
Il test rapido va ripetuto? Con che frequenza?
Se il test è risultato positivo consigliamo inizialmente di ripeterlo ogni 2 settimane e successivamente una volta al mese. Se il test è negativo è consigliabile ripeterlo periodicamente, es. una volta al mese, soprattutto se persiste la circolazione del Coronavirus.
Per quanto tempo sono validi i risultati?
Non sappiamo ancora quanto persiste la risposta immunitaria a questo Coronavirus. Il sistema relativamente semplice di monitoraggio che abbiamo organizzato permetterà anche di acquisire questa cruciale informazione nel tempo.
Per effettuare il test devo essere a digiuno?
Non c’è bisogno del digiuno per eseguire il test rapido.
Devo sospendere l'assunzione di farmaci?
Non c’è bisogno di sospendere alcun farmaco prima di eseguire il test rapido.
Come si esegue il test?
L’esecuzione del test è relativamente semplice. Consigliamo di utilizzare per questo il nostro Tutorial utilizzato a domicilio da chi esegue il test.
Si fa anche ai bambini? Se sì, perché?
Il test rapido è utile anche nei bambini. Pur essendo fortunatamente poco coinvolti nelle forme cliniche dell’infezione da Coronavirus possono essere però portatori asintomatici del virus stesso. Come per gli adulti, eseguendo il test rapido e in caso di sua positività, si può andare a verificare in modo mirato la presenza del virus.
Ho il sospetto di essere stato contagiato, anche se non ho sintomi. Dopo quanti giorni è consigliabile fare il test?
La risposta IgM può iniziare anche dopo 5 giorni, quindi, in assenza della possibilità di eseguire un tampone, dopo 7 giorni può essere il momento utile per iniziare a fare i test rapidi per anticorpi.
Sono risultato positivo alle IgM, ma non alle IgG. Dopo quanti giorni è consigliabile ripetere il test?
Il test andrà ripetuto ogni 2 settimane almeno per il primo mese.
Sono risultato positivo alle IgM, ma il tampone è risultato negativo. Quale risposta debbo ritenere più affidabile?
Il virus potrebbe essere stato già eliminato oppure il tampone ha dato un falso negativo. Le IgM positive danno invece una traccia dell'esposizione al Coronavirus.
È possibile risultare positivo alle IgM per 5 settimane di seguito?
Dagli ultimi dati scientifici pubblicati sembra che le IgM siano molto persistenti, più di quanto non si verifichi in altre malattie virali.
Dopo quanto tempo si sviluppano le IgG? E in quel caso posso ritenermi del tutto protetto dalla risposta anticorpale?
Le IgG compaiono dopo 7-14 giorni. Il livello (titolo) che raggiungeranno nel tempo è molto importante. Per questo è utile trasformare un test qualitativo (si/no) in un test semiquantitativo (valori numerici). Nel semiquantitativo sarà possibile confrontare i valori ottenuti nel tempo e verificare se si raggiunge un livello stabile e definitivo. Che la risposta IgG sia efficace nella protezione è per il momento dimostrato dal fatto che nessun immune si è ammalato nuovamente. Se le IgG non fossero protettive sarebbe inutile pensare di avere un vaccino per proteggerci.
Debbo fare per forza il tampone se al test sono risultato positivo alle IgG? E dopo quanto tempo?
In caso di positività IgG nel test rapido è sempre consigliabile eseguire subito il tampone.
Sono in stato di gravidanza. Può essere utile fare il test?
Può essere estremamente utile in previsione dei numerosi controlli previsti sia in ambienti ospedalieri che in ambulatori privati durante il periodo della gestazione. Conoscere il proprio profilo anticorpale può determinare, in caso di negatività al test, una maggiore precauzione rispetto a possibili esposizioni. In caso di positività invece la segnalazione agli operatori sanitari diventa doverosa per non innescare una pericolosa catena di contagio proprio negli ambienti di cura.
Ma se è sempre consigliabile fare il tampone, perché dovrei fare i test sierologici?
I due sistemi, tampone e test sierologici, non si equivalgono dal punto di vista della conoscenza diagnostica. Il test sierologico è utile per accertare se è avvenuto il contagio e se il nostro corpo ha maturato la risposta immunitaria. È una conoscenza indispensabile nei casi che necessitano il distanziamento sociale quando, in assenza di sintomi evidenti, ma in presenza delle IgM, raramente verrebbe fatto eseguire il tampone. Il tampone accerta la presenza del virus in quel preciso momento ed è utile farlo alla fine del processo di infezione, come conferma che il virus non è più presente nel nostro corpo.
I due test sono quindi complementari e l’uno non esclude l’altro. Andrà solo deciso quando è più opportuno e possibile eseguirli.

Questa pagina è stata aggiornata il 1 Maggio 2020

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